Il mio EXPO.

Cartine EXPO

Il 15 e il 16 ottobre, perfetto!
Due ingressi basteranno per vedere l’esposizione internazionale mi son detta!
E invece no!
Forse forse servirebbe una settimana, solo così si potrebbe visitare con calma e ben bene. Non sto esagerando!
Là dentro “ci sono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”. È vero!!

Se non lo si visita non si capisce. Ho visitato 18 padiglioni su 60, sfidato il mal tempo, la pioggia, il freddo e ore e ore di fila ma ne è valsa la pena. Ecco i padiglioni che ho visitato: Azerbaigian, Cina, Ecuador, Palazzo Italia, Kuwait, Lituania, Malaysia, Moldova, Olanda, Polonia, Tanzania, Padiglione Zero, Afghanistan, Stati Uniti d’America, Thailandia, Turchia, Uruguay e Vietnam. Tra questi, quelli che mi sono piaciuti di più sono stati: Padiglione Zero, Malaysia, Kuwait, Lituania, Thailandia e Cina.
Olanda e Palazzo Italia invece, quelli che mi son piaciuti meno.  

Forse, a mio modo di vedere, alcuni padiglioni hanno incentrato l’intera visita su “troppa tecnologia” che spesso finiva per deludere lo spettatore. Il tema dell’esposizione è il cibo, ti aspetti di vedere, annusare o assaporare qualcosa, ma qui all’Expo i piatti sono virtuali, i cibi interattivi...non spiegatelo a mia nonna!

Padiglione Cina EXPO

Alla fine dei percorsi all’interno di ciascun padiglione mi chiedevo se avessero capito il tema dell’Esposizione!? Pensando e ripensando, credo di si! La mia era solo una domanda frettolosa dettata dalla voglia di comprendere la vera essenza di ogni cosa che vedevo o ascoltavo. Uno degli obiettivi del tema era quello di, attraverso il cibo, far conoscere la cultura della Nazione. In effetti, in alcuni padiglioni t’immergevi nella loro cultura, attraverso odori, suoni, colori e video riuscivi a cogliere quanto fondamentale è, per quel popolo, quella coltivazione, quella danza cosi strana ma molto praticata affinché il raccolto cresca rigoglioso e sano. All’interno di ciascun padiglione sono riuscita (almeno credo) ad assaporare un po’ della loro cultura e delle loro usanze.

Pavillon Zero EXPO  Il Mio EXPO

Il primo padiglione che ho visitato è stato Pavilion Zero, due ore e trenta di fila sotto il diluvio li merita tutti! Per me questo padiglione dovrebbe essere obbligatorio, una volta dentro attraverso video, istallazioni e cumuli di cibo “sprecato” inizia la (personale) riflessione su come percepiamo oggi il cibo e che uso ne facciamo.
La fila più lunga che ho fatto è stata per Palazzo Italia, una delusione!
Durante le ore in fila ho pensato che in realtà la visita cominciava già da li, cioè già dalla fila assaporavi un po’ d’Italia:

  1. L’hostess che teneva “ordinata” la fila mi ha detto che davanti a me avrei avuto due ore al massimo due ore e trenta di fila: totale ore fila 4 e 30 minuti. Tipico esempio di come stimiamo i tempi noi italiani.
  2. La fila rispecchiava esattamente una classica fila alle Poste Italiane: il furbetto/a che si infila senza “vedere la lunga coda che sta dietro”, la signora vicino a te che tenta di attaccare bottone informandosi sulle tue origini ecc…
  3. Una volta entrati ho capito che si sono impegnati per rappresentare pienamente lo stile italiano, ampie sale (quasi vuote) uffici e altre stanze (vuote). Si ok questa è l’unica struttura che rimarrà dopo il 31 ottobre, ma non si sa ancora cosa dovrà contenere, nel dubbio costruiamolo immenso?!

L’unica sala un pochino più carina è la sala degli specchi, per il resto sono uscita da là molto molto insoddisfatta.
Mangiare all’interno dell’Expo è un pochino proibitivo, ma i cibi sono di buona qualità e la novità dei sapori è una cosa che ripaga, ve lo assicuro! Il manzo vietnamita è qualcosa di favoloso e il pollo e il riso tailandese sono una vera squisitezza, solo per citarne alcune.

Vietnamita EXPO

Un complimento all’organizzazione in generale per quanto riguarda i diversamente abili, donne incinte, anziani, famiglie con bambini e individui con difficoltà motorie, questi avevano, giustamente, una fila preferenziale con ingresso quasi immediato. Il personale e i volontari tutti gentili, il che non è semplice visto le continue richieste dei milioni di visitatori. Una “stranezza” che ho riscontrato, gli addetti sono tutti (o almeno con quelli con cui ho parlato) non ne ho trovato uno che fosse del sud, tutti da Milano in su. Sbaglio o le selezioni del personale erano nazionali? Forse la mia è stata solo coincidenza.
Un’altra “stranezza”! Il posto dove almeno nei luoghi pubblici non puoi non fare la fila è il bagno. Questo era il posto dove mi sono immaginata di fare lunghe interminabili file, cosi non è stato. Niente!! Nemmeno 30 secondi.


Al di la delle curiosità o stranezze che ognuno di noi può aver riscontrato c’è un dato di fatto, l’Esposizione Internazionale è, ed è stata in Italia, e ogni cittadino italiano doveva avere il diritto/dovere di andare! È qualcosa che ti sorprende e affascina. La visita in Expo non si può paragonare a un viaggio “in tutto il mondo” sarebbe veramente troppo riduttivo ma facendo un giro tra i vari padiglioni ci si può immergere in vari colori, diversi sapori, lingue, sguardi e modi di approcciarsi alla vita, così diversi dal nostro che una volta uscito dalla fiera non sei per niente stanca, ma vai verso il treno che ti porterà a casa felice, sorridente, soddisfatta e arricchita, consapevole che per quel giorno il tuo viaggio lo hai già fatto.

 

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