L'importanza degli Hashtag

I social media hanno portato un profondo vento di cambiamento nel mondo della comunicazione. 

Hanno accorciato le distanze, hanno reso l’informazione sempre più accessibile e a portata di click, hanno dato spazio a un linguaggio semplice, un linguaggio generato dall’utente. Ogni social network ha una sua caratteristica che lo rende speciale e allo stesso tempo lo distingue dagli altri. Uno delle novità comunicative e caratteristica imprescindibile nell’utilizzo del social network Twitter, sono gli Hashtag. Probabilmente i più giovani non sanno che per intere generazioni questo simbolo # è stato chiamato cancelletto, con questo simbolo, i tweet hanno coniato un modo diverso di dar voce alle cose comuni.

HashtagGli hashtag con il tempo e il continuo uso che gli utenti ne hanno fatto, sono diventati parte integrante del linguaggio comune. Questi hanno diverse funzioni, come per esempio inserire l’hashtag prima di una keyword permette di dare risalto a un particolare argomento;

l’hashtag permette di poter effettuare una ricerca attraverso delle “semplici” parole.

Ecco spiegato per esempio, perché Twitter è stato definito un microblog. A questo proposito voglio dire una cosa che penso da tempo e che denota l’importanza e l’utilità degli #. Quando si parla di Twitter definendolo un microblog, non si sta dando la giusta definizione al social, in realtà secondo me è molto più di un blog e ancora di più non gli si addice la parola “micro”. Penso che sia un’importante piattaforma d’informazioni di vario tipo, uso sempre Twitter e spesso se non tutte le volte che cerco un argomento (tramite hashtag ovviamente) ho sempre avuto risposte esaustive e ho sempre avuto modo di leggere le “due facce della medaglia”, il buono e il cattivo, la parte e la controparte insomma. Molto spesso sono riuscita ad avere una visione chiara dell’argomento e/o dell’avvenimento di cui ho cercato o trovato dalla mia ricerca. Non vi è dubbio che L’hashtag è un’etichetta molto importante che ci permette di rintracciare tutto (o quasi) quello che è stato detto e pubblicato. Proprio per l’importanza che gli è stata data e che ha saputo mantenere, bisogna saper utilizzare lo strumento senza esagerare. Non sempre è facile individuare le parole chiavi e dotarle del tanto caro e prezioso cancelletto. Per esempio, l’account Twitter de “Il Messagero di Roma” è spesso oggetto di critica per l’uso che fa degli hashtag.

 

 

Provo ad analizzare il tweet che avete appena letto.
Mettere l’hashtag sulla parola “ministro” potrebbe andare, ma non rischiano di essere troppo “generici”? Ministro di che? Quale?
Passiamo alla seconda etichetta, inserire un cancelletto davanti al verbo “chiuderemo” non è a mio modo di vedere, utile ai fini della ricerca. Ricerchereste mai attraverso la parola andremo? Chiudereste? Faremo? ….non credo!
Il terzo hashtag va bene, è una cosa specifica e può essere una delle tante parole che vengono utilizzate come chiave di ricerca.
Pensate a una cosa semplice ma non banale, mettetevi nei panni di un utente che ha sete d’informazioni o di un’informazione precisa!
Capirete che esso, di certo, non ricercherà attraverso verbi e le sue diverse coniugazioni! In altre parole, riprendendo come esempio il cinguettio sopra, potremo inserire un cancelletto alla città, che nel caso specifico è stata bersaglio dei terribili attenti e per questo oggetto di incessanti ricerche. Il secondo hashtag andrebbe fissato sul cognome del ministro cosi da avere immediatamente la percezione di chi sta parlando, invece il terzo tweet potremo lasciarlo lì dove lo hanno messo.
È importante individuare i concetti giusti, senza l’hashtag giusto al posto giusto. Non usare gli hashtag vuol dire che il tweet rimane visibile (nella home) per poco tempo e può essere ritrovato soltanto scrollando la pagina dell’account, invece, i tweet con gli hashtag messi sulle parole sbagliate causa al tweet e quindi alla notizia, di non avere la giusta importanza e visibilità.
Possiamo affermare che Twitter ha un linguaggio tutto suo, apparentemente semplice, ma non sempre parlato nel modo corretto. La lingua autoctona dell’uccellino blu, non c’è dubbio è "l’hashtaghiano".

 

Un altro social che utilizza l'hashtag come strumento di comunicazione è Instagram. 

Su instagram, il cancelletto che precede tutte le parole ha come compito quello di inserire gli scatti fotografici in dei "contenitori", in altre parole, attraverso l’inserimento del cancelletto vengono catalogate e visualizzate tutte le foto pubblicate dagli utenti con quella specifica "keyword". Inserendo gli hashtag, la foto comparirà sia sul nostro account sia su tutte le pagine quanti sono gli hashtag inseriti al momento della pubblicazione. Gli hahstag servono anche per precisare tutto quello che ruota all’interno dello scatto che è stato postato. Per questo motivo penso che non ci sia un numero preciso di hashtag da mettere, è certo però, che il limite (30) deve essere rispettato. Al di là del limite non consiglio un numero minimo, se servono trenta hashtag per spiegare ciò che nella foto non si vede o s’immagina allora perché non metterli? 

#certo #se #inseriamo #un #cancelletto #ogni #parola, #beh #allora #trenta #sono #veramente #pochi #e #poi #spiegatemi #a #che #serve??
Anche qui, descrivete l’immagine, parlate dell’argomento utilizzando parole che siano indicative e non congiunzioni o preposizioni, né tanto meno articoli.
Per Instagram, siate creativi, mostrate la parte “giocherellona” di voi, azzardate con hashtag composti (unendo due parole) descrivete la parte invisibile della foto, quella fatta da emozioni e percezioni.
Io vedo gli hashtag come delle parole evidenziate, quelle che si devono ricordare, quelle messe in risalto, quelle che ci orientano nella ricerca di qualche informazione. È opportuno utilizzarli con parsimonia e nel modo corretto, senza strafare e utilizzarli là dove veramente è necessario. Per questo mettete a fuoco il vostro contenuto, che sia una foto o un testo, correlato di parole che diano un’informazione in più a quanto prima evidenziato e pian piano riuscirete a utilizzare l’esatto numero di hashtag per ciascuna situazione.
Certo l’errore può sempre succedere, ma si sa #sbagliandosiimpara.

 

Cristina Palazzo 

 

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